E allora finisci così, di ritorno da una giornata in quella Milano in preda all’efficientismo, votata alla velocità, alla corsa alla produzione, al terziario (avanzato, ci mancherebbe) e ai servizi, che recita come un rosario quotidiano il suo vangelo di crescita e sviluppo, grigia come la finanza grigia. E come il palazzo della Borsa. Quella Milano che se vuoi il colore lo devi trovare sui cartelloni pubblicitari.
Finisci che ti ci ritrovi dentro il frullatore che tutto frulla. Finisci che c’è lo sciopero dei mezzi pubblici e i soldatini dell’efficientismo vanno in pallone e impazziscono tutti insieme ordinatamente, con la loro borsetta e il loro iPad a fargli compagnia. E’ la folle corsa per raggiungere il tuo spazio vitale garantito in ufficio, una sedia, una scrivania e un pc (tutto grigio anche qua), dove passare le prossime otto ore da bravi e obbedienti impiegati.
E se li guardi un po’ da lontano, questi milanesi che si insultano tra di loro per mezzo metro quadrato d’aria, non puoi non chiederti se sia davvero civile e desiderabile questa perfezione messa su con lo scotch.