Che senso ha l’antimafia sociale se diventa strumento di potere nelle mani di pochi (nel senso di decidere, scegliere e determinare cosa fare, come farlo e a chi tocca farlo), mezzo attraverso cui coltivare relazioni privilegiate con le istituzioni che tagliano sistematicamente fuori chi non è incline alle trattative? La storia della pizzeria Wall Street, ex-quartier generale del clan Coco Trovato fino ai primi anni ’90, non è più solo il racconto della ‘ndrangheta a Lecco.

Perché nel documento predisposto con cura e passione dall’associazione Qui Lecco Libera c’è ben altro: c’è l’esempio di come non si dovrebbe condurre un processo sociale partecipato, di quante occasioni si sono sprecate per allargare un tavolo che, volendo, sarebbe potuto essere più ricco di contributi e di stimoli. E chiama direttamente in causa la ben più famosa (e celebrata) Libera, il suo modo di stare e agire sui territori e la cura che mette in alcune relazioni piuttosto che in altre. (Forse qualche appuntamento in meno di Frigerio&Salluzzo con il sindaco di Lecco e qualche occasione di confronto in più con i ragazzi di Qui Lecco Libera – così come con le altre realtà associative del territorio “non embedded” – avrebbero aiutato. E forse non è ancora troppo tardi per rimediare, se lo si vuole).

La storia della Wall Street (in particolare quella recente degli anni 2011-2015 relativa alla riassegnazione a fini di utilità sociale) sarebbe da far studiare innanzitutto ai giovani di Libera: perché si interroghino criticamente sulle modalità, non di rado poco partecipative, inclusive e “corresponsabili”, attraverso cui i vertici della loro associazione operano, a dispetto della retorica del discorso che riescono a veicolare nei canali mainstream. La speranza è che lì dentro ci siano ancora coscienze giovani, reattive e coraggiose, non appiattite in un conformismo dei buoni che si accontenta di ritrovarsi attorno a periodici aperitivi della legalità e di applaudire emozionato Ciotti, Caselli, Mattiello, Dalla Chiesa, Cozzi, Rando…

Verrà il momento in cui Libera deciderà di guardarsi dentro, apertamente, affrontando le contraddizioni che la attraversano, senza per questo disconoscere quanto di buono ha fatto e continua a fare, come i campi estivi, i percorsi nelle scuole, gli eventi organizzati per esercitare passione civica? Spesso un gesto rivela un atteggiamento di apertura più di molte parole: perché non invitare sul palco il prossimo 21 marzo alla Giornata della memoria e dell’impegno anche qualche realtà antimafia più piccola, ma che si è guadagnata sul campo il diritto di essere ascoltata e accolta (e non per gentile concessione, dall’alto in basso)? Perché non coltivare sui territori, invece di relazioni politico-istituzionali a volte poco partecipate e trasparenti, rapporti di condivisione e reciprocità con quanti già si impegnano per migliorare le cose?

 

Il sito di Qui Lecco Libera

Un articolo critico su Libera, dal sito della Casa della Legalità e della Cultura