Betsy, siamo merce che cammina

Primo piano  Tagged , , , , , , Commenti disabilitati

Uscito più di un anno fa, la sua recensione potrebbe apparire oggi leggermente fuori tempo massimo. In realtà questa non vuole essere propriamente una recensione nel senso classico del termine. E soprattutto la formula dubitativa del condizionale del primo periodo non è affatto di maniera.

Infatti Betsy, il secondo romanzo di Federico Scarioni, pubblicato dalla Libreria Editrice la Memoria del Mondo, è un tentativo di attraversare ironicamente la psicopatologia quotidiana in cui siamo immersi, quella della produzione in serie di prodotti, beni e servizi da acquistare e consumare senza sosta. Il meccanismo dell’industria culturale, scandagliato così bene dalla Scuola di Francoforte nel secolo scorso, che mercifica, reificando, ogni artefatto, dal cibo alle religioni, dai jeans alle relazioni umane. E allora i tempi della recensione classica non possono corrispondere con i tempi della lotta che giorno dopo giorno siamo chiamati a ingaggiare.

Siamo merce che cammina“, si legge tra le pagine di Betsy. E nella trasformazione antropologica da homo faber a uomo reificato che ci vede assoluti protagonisti passivi e contenti, il ruolo che ha assunto nei decenni il marketing ha di gran lunga soppiantato, da tempo, le tradizionali istituzioni formative. La paideia contemporanea che ci riguarda fin da bambini cos’altro è se non una costante e incessante ripetizione di messaggi pubblicitari, pervasivi ora non solo in televisione e sui muri delle città, ma su tutti gli schermi touch dei nostri telefoni? La biopolitica al servizio del mercato non si è mai presa cura di noi con così tanto zelo.

E la corsa all’omologazione del pensiero (e dei pensieri, individuali e collettivi) travolge tutto: anche e soprattutto il linguaggio, imponendo di fatto un inglese non solo (e non tanto) lingua del discorso democratico universale, ma strumento di impoverimento e di banalizzazione concettuale, culturale e, in ultima istanza, spirituale. Provate ad ascoltare parlare ad un aperitivo milanese o ad un convegno qualsiasi: inglesismi sempre nuovi coprono spesso il nulla del significato a cui vorrebbero rimandare l’uditore.

E in questa paurosa povertà esperienziale trova sterminati spazi il linguaggio del marketing delle multinazionali, come nel caso della Victoria Corporation in cui lavora Nicolae Cook, il protagonista di Betsy. Il suo compito è quello di studiare i comportamenti di precise categorie di consumatori, per migliorare sempre di più le performance di vendita dei prodotti a cui questi sono affezionati o per inventarne di nuovi, perfettamente rispondenti ai loro desideri. Nessuno sfugge alla catalogazione: hippy, fanatici religiosi, barboni, star decadute, politici. Tutti sotto la lente premurosa del marketing dell’industria culturale, abilissima nello sfruttare un materialismo terminale che promette l’emancipazione individuale attraverso il puro possesso di oggetti di consumo. In questa gioiosa macchina infernale anche chi studia gli altri si ritroverà a sua volta studiato, in un vortice crescente di colpi di scena senza tregua.

Come si esce allora dal labirinto? Betsy e il suo autore non hanno la soluzione pronta (che sarebbe, in quanto tale, falsa, perché appunto “pronta”, “preconfezionata” proprio come un prodotto da scaffale), ma si esercitano in un movimento di messa a fuoco, che permette di guardare a distanza il problema. Essere coscienti dei meccanismi di condizionamento e di alienazione che costituiscono il favoloso mondo del libero mercato e del marketing può già significare avere in mano gli strumenti per scrivere una storia diversa, dove non si scelga obbligatoriamente di vivere passivamente, seduti attorno ad un tavolo che qualcuno ha già apparecchiato per noi. E che, a ben guardare, non ci piace nemmeno tanto.

 

Sapete cosa vi dico? Che noi contiamo zero, NIENTE. Ecco cosa contiamo: NIENTE. Non siamo noi a scegliere le cose. Sono le cose a scegliere noi. Profitto su profitto su profitto. Carne su carne. Non sono i prodotti a essere acquistati. Siamo noi a essere acquistati. Ecco quello che siamo: PRODOTTI. E siamo i migliori prodotti sul mercato“. BETSY, un Romanzo Pulp di Federico Scarioni, Libreria Editrice la Memoria del Mondo.

Il dinosauro di plastica

Primo piano  Tagged , , , , , , Commenti disabilitati

Il dinosauro di plastica, romanzo d’esordio di Federico Scarioni (che è anche mio amico), mi è subito stato simpatico al primo colpo d’occhio. 100 pagine scarse. Per me che non sono un grande lettore, soprattutto tendo a iniziare e non finire, accumulare e non concludere, non è poco.
E poi chi l’ha detto che un romanzo deve essere un mattone? In questo senso, Il dinosauro di plastica e il suo autore sembra abbiano appreso la lezione di maestri come Benjamin, Adorno, Beckett, dove il minus dicere è uno dei pochi strumenti in mano allo scrittore per evitare di ripetere sempre la stessa storia e la stessa immagine, proprio perché “tutto è già stato detto”.
La prosa scorre via semplice e mai banale, senza spocchia e senza rincorrere velleità barocche e intellettualoidi. La trama trova la sua forza in una staticità solo apparente. Si tratta di una staticità dinamica, dove la fine è nel principio e per mettersi in cammino lungo la strada che conduce all’uscita del labirinto occorre porre attenzione agli accenti, a quei passaggi minimi che collegano tra loro le nostre interiorità inquiete.
La narrazione è saggia perché non svela il mistero che avvolge Anna, la protagonista del romanzo, quanto piuttosto è attenta a ri-velarlo, perché è attraverso il non detto, mediante l’abbandono della intentio recta della logica (che “è, sì, incrollabile, ma non resiste a un uomo che vuole vivere”) per assumere la intentio obliqua dell’arte (non a caso Anna dipinge, non a caso il libro ospita le opere del pittore contemporaneo Giuseppe Abbati) che è possibile raccontare l’esperienza soggettiva salvaguardando la sua unicità dalla foga dell’industria culturale (o del banale) che niente crea e tutto distrugge.
Per farla breve, Il dinosauro di plastica di Federico Scarioni è un piccolo gioiellino che non aspetta altro se non di essere letto. Come un buon vino, non vi deluderà.


WordPress Theme & Icons by N.Design Studio. WPMU Theme pack by WPMU-DEV.
Entries RSS Comments RSS Accedi