Cinque esecuzioni perfette. Dopo anni di rincorsa è saltata là, dove non era arrivata mai: davanti a lei nessun’altra. E questa volta è stata proprio La volta, quella che sembrava sfuggirle sempre all’ultimo soffio, come se ci fosse davvero un destino beffardo a sbarrarle la strada più bella. Fosse un mondiale o (soprattutto) un’olimpiade, c’era sempre qualcosa che sapevi sarebbe arrivato, immancabile, a interrompere il capolavoro, come un quadro a cui viene negata l’ultima pennellata. E tu eri lì con lei ad attendere esattamente quel momento. Ma nessuna congiura astrale ha potuto fermare la bellezza di Tania Cagnotto: determinazione, costanza, umiltà, consapevolezza di sé, gioia di fare quello che fa. La sua è anche un’esortazione a non arrendersi di fronte alla “realtà immutabile” degli eventi: ognuno di noi può essere artefice del proprio cambiamento.

Una vittoria costruita sui fallimenti, visti finalmente come percorso di crescita personale in tutto il loro potenziale creativo ed edificante per il sé individuale: “Ho sempre tentato. Ho sempre fallito. Non discutere. Fallisci ancora. Fallisci meglio”.

Tania Cagnotto d’ora in poi sarà (anche) colei che è riuscita a mettersi dietro le cinesi nella specialità che le vedeva da anni dominatrici incontrastate e incontrastabili. Un po’ come Jury Chechi davanti ai russi nella ginnastica. Entrambi un concentrato di potenza e coordinazione racchiusi in fasci di muscoli orgogliosi di quello che sanno di essere. Perché fallire sempre meglio è la lunga e affascinante strada di ogni sportivo e di ogni uomo per arrivare a vincere. E quelle lacrime sul podio (così vere, conquistate e meritate) rivelano tanto, forse tutto.